ARCHIVIO STORICO

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Per antica consuetudine, confermata da ultimo nel 2005 dall'art. 14 della Legge sugli Archivi della Santa Sede promulgata dal Papa S. Giovanni Paolo II col motu proprio La cura vigilantissima, la Penitenzieria Apostolica non versa la propria documentazione all’Archivio Segreto Vaticano, ma custodisce autonomamente il proprio archivio.

Sebbene la documentazione giunta fino a noi prenda avvio dal XV secolo, non c’è ragione di dubitare che nell’ambito dell’ufficio esistesse già fin dalle origini un archivio che assolvesse alla custodia degli atti prodotti dal Dicastero nell’esercizio delle sue funzioni.

Preziose informazioni per ricostruire le vicende di questo archivio sono rintracciabili nei documenti stessi che ancora si conservano, ed in particolare nei volumi degli Acta Cardinalium. Da questa fonte veniamo a sapere, ad esempio, del trasferimento della documentazione dal Palazzo del Belvedere in alcuni locali del Palazzo Apostolico, attuato nel 1583 per iniziativa del cardinal Boncompagni con l’assenso di papa Gregorio XIII. O ancora, vi compare quello che può essere considerato il più antico elenco di consistenza dell’archivio, costituito dalla lista dei documenti che Ambrogio Cini, sostituto del defunto Bernardo Carniglia Sigillatore della Penitenzieria Apostolica, consegna al Penitenziere Maggiore cardinal Osio il 14 ottobre 1576.

Nel 1810 la documentazione della Penitenzieria segue il destino degli altri archivi della Santa Sede e per ordine di Napoleone viene trasferito a Parigi. Caduto l'Imperatore e avviata la Restaurazione, si trattò di organizzare il rientro delle carte in Vaticano: alla richiesta del Segretario di Stato, cardinale Ercole Consalvi, «di far avere alla Segreteria di Stato nel più breve termine possibile l’indicazione di quelle carte appartenenti all’Archivio della Sagra Penitenzieria che non è necessario ricuperare, e che possono farsi dare alle fiamme», onde evitare le spese del trasporto delle carte inutili (6 luglio 1816), nella minuta della risposta il cardinal Penitenziere Michele Di Pietro dichiarò perentoriamente:

L’importanza dell’Archivio della S. Penitenziaria non ha bisogno di essere dimostrata [...]. Ciò premesso ne viene la conseguenza, che un tale Archivio, trasportato già a Parigi, deve recuperarsi tutto intero per collocarlo dov’era prima. Nella moltiplicità de’ volumi e delle carte, vi può ben’essere qualche cosa inutile [...]. Il volume però non sarebbe considerabile, onde il risparmio si restringerebbe a tenue oggetto, e all’opposto volendo procedere ad una separazione, si andarebbe incontro al doppio inconveniente, che per mancanza di pratica venissero ad escludersi come inutili delle carte interessanti, e che per farne la separazione si prendesse lettura di affari gelosissimi, quali dalla Penitenziaria si custodiscono sotto il sigillo di un inviolabile segreto. In vista per tanto di questi riflessi si prega di ordinare alla Persona incaricata, che lasci intatto l’Archivio della S. Penitenziaria, e lo respinga a Roma.

Attualmente, l’Archivio storico della Penitenzieria Apostolica è ubicato in tre distinti locali del Palazzo della Cancelleria, sede del Dicastero, e consta di circa 1200 metri lineari di documentazione per un totale di più di 5300 unità dal XV secolo a oggi.

Per volere del Papa S. Giovanni Paolo II, già dal 1988 furono messi a disposizione dei ricercatori i Registri Matrimonialium et Diversorum fino all’anno 1567, i quali nel 1982 erano stati collocati in deposito presso l’Archivio Segreto Vaticano.

Nell’udienza concessa al Penitenziere Maggiore cardinal James Francis Stafford e al Reggente mons. Gianfranco Girotti, il Santo Padre Benedetto XVI ha autorizzato l’apertura alla consultazione del Registri fino al pontificato di S. Pio X, estendendo inoltre la concessione a tutte le altre serie documentarie riguardanti casi, materie e situazioni che la Penitenzieria Apostolica ha trattato nel corso dei secoli in foro esterno. Al contrario, i documenti e le pratiche attinenti al foro interno, l’ambito intimo dei rapporti fra Dio e il peccatore, rimangono assolutamente inaccessibili e non possono in alcun modo essere dati in consultazione.

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RECAPITI
Dott. Ugo Taraborrelli
+39.06.69887643
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