Penitenzieria Apostolica, VIA CRUCIS, VIA MISERICORDIAE. Convertirsi sulla Via della Croce. Per un cammino quaresimale, in preparazione alla confessione pasquale, Città del Vaticano 2019

PREFAZIONE

di Papa Francesco

 

La Misericordia di Dio si manifesta pienamente in Gesù, che dona tutto se stesso al Padre e a noi, sul legno della Croce. La Croce diventa cosi, da segno di maledizione, il segno luminoso della salvezza offerta a tutti gli uomini; segno trasformato dall’Amore.

Guardare al Crocifisso significa, allora, guardare al luogo dell’amore pienamente manifestato, significa guardare alla Misericordia di Dio fatta carne ed offerta a tutti gli uomini. In Gesù Crocifisso si manifesta l’amore universale di Dio, che ama tutti e che ama tutto l’uomo, soprattutto i poveri ed i peccatori, poveri anche loro.

Quale luogo migliore per esaminare se stessi?

Guardare all’Amore crocifisso per fare un profondo esame della nostra vita, un esame di coscienza sulla nostra capacità di amare, di morire anche noi con Cristo, per amore.

Ringrazio la Penitenzieria Apostolica per aver pensato e realizzato questo prezioso strumento per il cammino quaresimale; un aiuto a entrare sempre più nella logica della Croce.

Troppe volte anche i cristiani sono ancora prigionieri della “mondanità spirituale”, che ci illude di umani trionfi, in una logica lontana dalla sconfitta della Croce. Le meditazioni offerte, stazione dopo stazione, permettono di penetrare nel cammino di Gesù, di immedesimarsi con lui e di esaminare se stessi, alla luce del Suo amore.

Gesù non ci ha salvato dandoci delle leggi o delle regole da rispettare, ma rischiando tutto se stesso per noi, morendo per noi. Se una persona cade in mare e sta affogando, non possiamo fargli lezioni teoriche di nuoto, dobbiamo tuffarci per salvarla. Gesù ha fatto così con noi uomini peccatori: si è tuffato nella nostra umanità, nel nostro peccato ed è morto per noi, per salvarci.

Il Battezzato, morto e sepolto con Cristo e con Lui risuscitato, sa bene che, solo in una logica di morte a se stesso ed al mondo, è possibile davvero portare amore e salvezza ai fratelli, attingendo forza da Gesù, più che da se stessi, dalla Verità e dal bene contemplati sulla Croce, più che dalla propria fragile volontà.

I tanti “crocifissi” della storia e del nostro tempo ci invitano ad un esame di coscienza autentico e profondo. Ci devono sanamente inquietare.

Chi rimane impassibile di fronte alle miserie del mondo, non può sinceramente commuoversi di fronte al Crocifisso, così come chi si commuove di fronte al Crocifisso, non può essere insensibile alle miserie del mondo.

La meditazione della Via Crucis ci spinge a riconoscere, innanzitutto, quanto Dio ha amato noi, con tutti i nostri limiti e peccati; siamo stati amati, siamo amati fino alla morte; c’è qualcuno disposto a morire per noi!

Questo ci stupisce, ci colma di gioia, ci commuove; anche se spesso ce ne difendiamo, a causa dell’orgoglio: accettare che Gesù mi ami fino a questo punto, significa accettare di essere peccatore, limitato e bisognoso; significa rinunciare all’atteggiamento inutilmente rigido e farisaico di chi si crede “giusto” ed entrare nell’amore di chi si vede e si sa “giustificato”, cioè salvato, fatto giusto da Cristo!

Anche Pietro ha resistito a tanto amore, anche lui ha detto a Gesù: “Non mi laverai mai i piedi”; ma la risposta di Gesù è stata chiarissima: “Se non ti laverò non avrai parte con me” (Gv 13,8). Per “avere parte” con Gesù è necessario lasciarsi amare, lasciarsi salvare e, con la forza dell’amore, portare la salvezza ai fratelli, fino ai confini del mondo.

Mi auguro che questo strumento sia ampiamente utilizzato perché tutti possiamo esaminare noi stessi alla luce della Via Crucis e disporci a lasciarci rinnovare, ancora una volta, dalla Pasqua di Gesù.

 

31 gennaio 2019