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LA CHIESA E I VALORI DELLO SPORT

PENITENZIERIA APOSTOLICA, 23 settembre 2025

LA CHIESA E I VALORI DELLO SPORT

Nell’annunciare al mondo il mistero del Dio-Amore, quale fine ultimo dell’uomo, la Chiesa sente il dovere di illuminare, alla luce di questo orizzonte, anche il cammino terreno dell’umanità, prendendosi cura di ogni dimensione della vita (Cf. GS, 41).  Tale luce si manifesta in modo concreto nel servizio alla persona umana: risanandone e innalzandone la dignità, rafforzando il tessuto sociale, offrendo alle attività quotidiane un significato più alto (Cf. GS, 40).

Allo stesso tempo, la Chiesa riconosce che anche il mondo, attraverso le qualità e l’azione degli uomini e delle donne che lo abitano, può essere di aiuto alla sua missione evangelizzatrice: infatti, ogni progresso autenticamente umano ha un’importanza reale per la crescita del Regno di Dio. Valori come la dignità umana, la libertà e la fraternità, la giustizia e la pace, costituiscono un’anticipazione del Regno, già presente misteriosamente nel mondo in attesa della sua piena manifestazione (Cf. GS, 39). Così, la missione religiosa della Chiesa è allo stesso tempo profondamente umana e tra il Popolo di Dio e l’umanità, nella quale esso è inserito, si stabilisce una relazione di reciproco servizio (Cf. GS, 11). In questa prospettiva, anche la fede e lo sport, come ogni altra dimensione della vita umana, possono rendersi un reciproco servizio.

La fede cristiana, fondata sul Vangelo di Gesù Cristo, può illuminare e orientare i valori autentici dello sport e, senza comprometterne la specificità, anzi esaltandola, può liberarlo da quelle ambiguità e deviazioni che rischiano di svilire la dignità umana, come la corruzione, la disonestà, le manipolazioni politiche e utilitaristiche, lo sfruttamento commerciale; per questo la Chiesa desidera dare il suo contributo alla costruzione e allo sviluppo di uno sport autentico, che, custodendo una dimensione ludica e festosa, sia improntato all’amatorialità e alla gratuità, e sia sempre orientato alla promozione umana. Lo sport, infatti, incide sulla formazione della persona, sulle relazioni, sulla spiritualità.

Da parte sua, lo sport — con la sua capacità di favorire lo sviluppo psico-fisico della persona, promuovendo la crescita integrale e il senso di responsabilità, il rispetto dell’altro e delle regole, lo spirito di squadra e la solidarietà, l’inclusione e la cultura dell’incontro — offre un terreno fecondo sul quale la fede, la speranza e la carità possono crescere e portare frutto. Di conseguenza, da un punto di vista sociale, come già intuito fin dall’antichità, lo sport, attraverso competizioni pacifiche, contribuisce in modo significativo all’unità e alla pace tra i popoli. Sottolineare questo aspetto nel contesto attuale sembra molto importante: in un mondo che appare quanto mai frammentato, lo sport è capace di armonizzare corpi, menti e cuori, utilizzando un linguaggio universalmente comprensibile, che rappresenta, a livello globale, la più popolare forma di espressione culturale.

La pratica sportiva spinge a dare il meglio di sé. A tal riguardo, risulta particolarmente significativa l’esortazione di San Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi, dove l’Apostolo ricorre a una metafora sportiva: “Non sapete che, nelle corse allo stadio, tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo! Però ogni atleta è disciplinato in tutto; essi lo fanno per ottenere una corona che appassisce, noi invece una che dura per sempre. Io dunque corro, ma non come chi è senza mèta; faccio pugilato, ma non come chi batte l’aria; anzi tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, perché non succeda che, dopo avere predicato agli altri, io stesso venga squalificato” (1 Cor 9,24-27).

Ripensando al valore della “tregua olimpica”, lo sport alimenta la speranza che, nel momento storico particolarmente buio che stiamo vivendo, si continuino a gettare ponti, ad abbattere barriere, a favorire relazioni che promuovano l’unità e la pace tra i popoli. Nella Gaudium et spes si legge che: “Promuovere l’unità corrisponde alla intima missione della Chiesa, la quale è appunto «in Cristo quasi un sacramento, ossia segno e strumento di intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» (LG 1). […] Inoltre, siccome in forza della sua missione e della sua natura non è legata ad alcuna particolare forma di cultura umana o sistema politico, economico, o sociale, la Chiesa per questa sua universalità può costituire un legame strettissimo tra le diverse comunità umane e nazioni” (GS 42). Come appare evidente, la dimensione aggregativa e inclusiva dello sport risulta essere perfettamente in linea con la missione della Chiesa “in uscita”, per la sua capacità di superare le contrapposizioni identitarie e di concorrere alla fraternità universale.

Tutto ciò fa parte di una visione ormai consolidata nei rapporti tra la Chiesa e il mondo dello sport. Infatti, in riferimento alle attività e manifestazioni sportive proprie della nostra epoca, già il Concilio Vaticano II aveva riconosciuto che esse, oltre a promuovere il benessere fisico e il valore della corporeità, giovano a mantenere l’equilibrio dello spirito e offrono un aiuto per stabilire relazioni fraterne fra gli uomini di tutte le condizioni, nazioni o razze diverse. Raccomandava quindi ai cristiani di collaborare affinché esse venissero impregnate di spirito umano e cristiano (Cf. GS 61).

Così si esprimeva Papa Paolo VI: “La padronanza di sé, il culto dell’onore e della lealtà, l’addestramento al coraggio fisico e morale mediante una regola di vita volontariamente accettata: sono valori umani che il cristianesimo ha sempre riconosciuto come suoi. La Chiesa, perciò, che ha la missione di accogliere ed elevare tutto ciò che nella natura umana vi è di bello, armonioso, equilibrato e forte, non può che approvare lo sport, tanto più se l’impiego delle forze fisiche si accompagna all’impiego delle energie morali, che possono fare di esso una magnifica scuola di forza spirituale e di severo allenamento ai contatti sociali fondati sulla lealtà, sul rispetto della persona altrui, e sullo spirito di amicizia e di fraterna solidarietà” (Paolo VI, Discorso al pellegrinaggio giubilare degli sportivi, 8 novembre 1975).

In tempi più recenti, nella Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium sulla Curia Romana e il suo servizio alla Chiesa e al mondo, Papa Francesco ha manifestato un impegno concreto nella valorizzazione di questo ambito, affermando che “i cultori delle arti, della letteratura e delle scienze, della tecnica e dello sport si sappiano e si sentano riconosciuti dalla Chiesa come persone a servizio della ricerca sincera del vero, del buono e del bello” (Cost. Ap. Praedicate Evangelium, art. 154).

Dunque, la Chiesa vede nello sport un valido mezzo e un prezioso alleato per la crescita integrale della persona umana: lo sport è una scuola di valori autentici, vissuti nella concretezza e nella quotidianità. La sua pratica stimola l’impegno personale, costringe a misurarsi in modo consapevole coi propri limiti, accettando anche le sconfitte, ma allo stesso tempo spinge a dare il meglio di sé, in un armonico e gioioso superamento di sé stessi e dei propri egoismi. In questo costante dinamismo di donazione e progresso, lo sport diventa fonte di speranza.

Esso nutre le virtù morali: esercita lo spirito di sacrificio, allena la temperanza, rafforza la perseveranza e favorisce la crescita dell’umiltà, del coraggio e della pazienza. Ma alimenta anche le virtù sociali, come la lealtà nei rapporti interpersonali, l’amicizia e il rispetto delle regole; sviluppa il senso di appartenenza, promuove lo spirito di squadra, la solidarietà e, quindi, l’amore per la pace. Lo sport rappresenta inoltre una via di riscatto umano e sociale: ha offerto a tanti la possibilità di rialzarsi da situazioni difficili, diventando anche un ambito di ispirazione e di testimonianza. Non è privilegio di alcuni, ma dono per tutti.

Il motto olimpico Citius, altius, fortius – “più veloce, più in alto, più forte” – è stato integrato, nel 2021, con la parola communiter, “insieme”, per evidenziare il valore della solidarietà e della cooperazione. Il motto attuale completo – Citius, altius, fortius, communiter – esprime l’idea che soltanto insieme è possibile raggiungere il vero successo. Questo concetto richiama un tema che è stato particolarmente a cuore a Papa Francesco nel suo magistero, nel quale ha costantemente sottolineato che uno dei bisogni educativi oggi più urgenti è proprio questo: recuperare la coscienza di una comune e reciproca appartenenza, insieme al senso di un futuro condiviso da tutti (Cf. FT 32; LS 202).

Lo sport si rivela dunque un formidabile alleato dell’educazione integrale, poiché, favorendo lo sviluppo armonico di tutte le dimensioni della persona umana, contribuisce a costruire un rapporto equilibrato con il mondo (Cf. GS 10). Vissuto in profondità, oltre a donare benessere fisico, può facilmente trasformarsi in uno spazio di ricerca del senso spirituale della vita, capace di stimolare la libertà, la creatività e di rafforzare le motivazioni personali. Questo dinamismo favorisce l’apertura della persona alla dimensione trascendente, il desiderio di andare oltre sé stessi per entrare in relazione autentica con gli altri e con l’Altro.

Tuttavia, come avverte Papa Leone XIV, “quando lo sport diventa business, rischia di perdere i valori che lo rendono educativo, e può diventare addirittura dis-educativo. Su questo bisogna vigilare, specialmente quando si ha a che fare con gli adolescenti” (Papa Leone XIV, Udienza ai dirigenti e ai calciatori della squadra di calcio del Napoli, 27 maggio 2025).

L’interesse della Chiesa per lo sport si concretizza in una presenza pastorale ampia e diffusa, che ha come punto di partenza e come fine la centralità della persona umana. La Chiesa desidera essere vicina a tutti coloro che operano nel mondo dello sport: professionisti e lavoratori, volontari, allenatori, insegnanti, dirigenti, genitori e atleti di ogni età, condizione e diverse abilità. Lo sport è di casa nella Chiesa, specialmente nelle scuole, nelle parrocchie, negli oratori e nei centri giovanili. Lo spazio che esso occupa nel cuore della pastorale ricorda a tutti, in un mondo sempre più virtuale, il valore imprescindibile delle relazioni concrete, il senso del corpo e di un sano contatto con la realtà. E ricorda anche un’altra verità: che non si può essere veramente virtuosi se non si sa giocare.