Carissimi fratelli e sorelle,
oggi ci raccogliamo in questa celebrazione per fare memoria di un dono speciale che il Signore ha fatto alla sua Chiesa e al mondo: la nascita, qui in terra bresciana, di Giovanni Battista Montini, San Paolo VI. Non celebriamo solo una ricorrenza storica, ma riconosciamo che la sua vita, iniziata in quella casa di Concesio, ha preso forma come vocazione, missione, servizio. La sua nascita è stata per noi l’inizio di un cammino di santità che ha segnato la Chiesa del Novecento e continua a illuminare anche oggi.
La Parola proclamata ci conduce subito al cuore della sua esperienza di fede: la domanda che Gesù rivolge ai discepoli – «Chi dice la gente che io sia? … E voi, chi dite che io sia?» – è stata la domanda che ha orientato l’intera vita di Montini, da giovane prete, da vescovo, da Papa, fino al suo ultimo respiro a Castel Gandolfo.
Fin dall’infanzia, educato nella fede e nel servizio civile e politico, Giovanni Battista Montini si è distinto per la capacità di ascoltare. Da Papa Paolo VI non smise mai di interrogarsi su come Cristo fosse percepito dagli uomini del suo tempo. Nel preparare il Giubileo del 1975 scriveva:
“Se noi poniamo l’Anno Santo come un esperimento in pienezza della vita cristiana […]si tratta di fare sul serio, d'essere realisti nella nostra professione cattolica. […] il vincolo con Cristo non può essere puramente formale e rilassato, ma deve essere vero e teso; […]. Una necessità di coerenza ci obbliga a uscire dalla mediocrità, dalla tepidezza, dalla superficialità, dal doppio gioco dell’aderenza positiva al Vangelo, che abbiamo promessa, e della licenza permissiva all’edonismo oggi così facile, interno ed esterno, che ci fa tradire la croce. […] Coerenza; questo è il rinnovamento che l’Anno Santo deve suscitare nei battezzati e nei consacrati.” (Udienza Generale, 11 luglio 1973).
La nascita di Paolo VI è stata dunque il dono di un uomo che non si è chiuso nel passato, ma che ha aperto le finestre della Chiesa al mondo, con la convinzione che l’uomo moderno, pur ferito e disorientato, porta dentro di sé una sete inestinguibile di Dio. In relazione ai giovani si esprimeva così:
“L’altra categoria di persone, a cui può essere interessante il realismo cattolico dell’Anno Santo, è quella dei giovani. Sono loro per primi che ci parlano di autenticità. […] Rinasce forse nella nuova generazione giovanile un atteggiamento positivo verso la verità, la giustizia, l’amore; verso la preghiera e la fede; verso la ricerca innocente d’una Chiesa umile e buona, capace di ridare senso e valore della vita, e di pianificare una pace virile e laboriosa, dai confini universali? (Udienza Generale, 11 luglio 1973).
San Paolo VI ci ricorda oggi che la fede non è questione di abitudine o di tradizione esteriore, ma di scelta personale, di rinnovamento interiore. Ancora San Paolo VI in un'Udienza Generale del 20 giugno 1973: «Dobbiamo mirare innanzi tutto ad un rinnovamento interiore, ad una conversione dei sentimenti personali, ad una liberazione dai mimetismi convenzionali, ad un rifacimento delle nostre mentalità» (Udienza Generale, 20 giugno 1973).
Se siamo qui a ricordare la sua nascita, non è solo per guardare indietro con nostalgia, ma per domandarci: e io, oggi, chi dico che sia Cristo? Che posto ha nel mio cuore? Montini, già da giovane, ha scelto Cristo come centro, e questa scelta ha dato forma a tutta la sua esistenza.
Nel vangelo di oggi il Signore chiama Simone “beato”. Pietro è beato perché alla sua confessione di fede, Gesù affida una missione. Anche nella vita di Montini, la fede personale si è trasformata in servizio universale: da Vicario di Cristo ha fatto della sua missione un dono alla Chiesa intera.
Ci ricordava il Santo con forza: «Impossibile immaginare un rinnovamento cristiano che non sia nello stesso tempo un rinnovamento nell’amore del prossimo […] con la difesa e la promozione della dignità e della libertà della persona umana» (Udienza Generale, 12 novembre 1975).
La nascita di San Paolo VI è stata l’inizio di una vocazione che lo ha portato a generare comunione, a costruire ponti, a proporre al mondo la “civiltà dell’amore”.
Il Signore ha promesso che le porte degli inferi non prevarranno. Paolo VI ha attraversato momenti difficili: contestazioni, incomprensioni, solitudini. Ma ha sempre testimoniato una speranza più grande delle prove. Concludendo l’Anno Santo del 1975 proclamava: «Dio non è morto! Dio è più sfolgorante che mai sul cielo nuvoloso del nostro tempo. […] La parola più profonda, che tutto comprende e tutto spiega, è questa: Dio è Amore! Dio mi ama, Dio mi aspettava ed io l’ho ritrovato» (Udienza Generale, 17 dicembre 1975).
Questa certezza, nata nella fede semplice e domestica del giorno della sua nascita, ha sorretto tutto il suo cammino e oggi diventa per noi invito a non lasciarci vincere dallo scoraggiamento.
Fratelli e sorelle, nell’anniversario della nascita di Paolo VI, noi rendiamo grazie al Signore per aver donato alla Chiesa un Papa santo, che ha saputo unire amore a Dio e amore all’uomo, fedeltà al Vangelo e apertura al mondo, profondità spirituale e coraggio pastorale.
Oggi, ricordando la sua nascita, vogliamo rinnovare la nostra risposta alla domanda di Cristo: «E voi, chi dite che io sia?». Come Montini, diciamo con fede e con la vita:
O Cristo, nostro unico mediatore, Tu ci sei necessario:
per vivere in Comunione con Dio Padre;
per diventare con te, che sei Figlio unico e Signore nostro, suoi figli adottivi;
per essere rigenerati nello Spirito Santo.
Tu ci sei necessario,
o solo vero maestro delle verità recondite e indispensabili della vita,
per conoscere il nostro essere e il nostro destino, la via per conseguirlo.
Tu ci sei necessario, o Redentore nostro,
per scoprire la nostra miseria e per guarirla;
per avere il concetto del bene e del male e la speranza della santità;
per deplorare i nostri peccati e per averne il perdono.
Tu ci sei necessario, o fratello primogenito del genere umano,
per ritrovare le ragioni vere della fraternità fra gli uomini,
i fondamenti della giustizia, i tesori della carità, il bene sommo della pace.
Tu ci sei necessario, o grande paziente dei nostri dolori,
per conoscere il senso della sofferenza
e per dare ad essa un valore di espiazione e di redenzione.
Tu ci sei necessario, o vincitore della morte,
per liberarci dalla disperazione e dalla negazione,
e per avere certezze che non tradiscono in eterno.
Tu ci sei necessario, o Cristo, o Signore, o Dio-con-noi,
per imparare l’amore vero e camminare nella gioia e nella forza della tua carità,
lungo il cammino della nostra vita faticosa,
fino all’incontro finale con Te amato, con Te atteso,
con Te benedetto nei secoli.
San Paolo VI, nato in questa terra bresciana e ora gloria della Chiesa universale, interceda per noi, perché la nostra vita sia dono per gli altri, e la nostra fede sia sorgente di speranza e di amore. Amen.