Carissimi fratelli e sorelle,
noi non conosciamo il volto di Gesù. Il Vangelo non ci ha lasciato nessuna descrizione del suo aspetto come solitamente accade nelle vite degli uomini famosi dell'antichità greca e romana. La tradizione iconografica cristiana del Volto di Cristo è tarda ed associata al ritrovamento del mandylion di Edessa. (VI secolo) legato alla leggenda del “Volto Santo” in Oriente, analoga a quella occidentale della “vera icona” (la Veronica).
Queste tradizioni tracciano retrospettivamente una ininterrotta catena di “vere” immagini che attestano la devozione, o la fede, di una comunità cristiana, ma non offrono un'evidenza documentaria.
I Vangeli evocano il volto di Gesù solo indirettamente nel racconto della Trasfigurazione e nella pericope odierna di Luca. Nella Trasfigurazione secondo Matteo il volto di Gesù divenne luminosissimo, “brillò come il sole”. Luca invece dice semplicemente che “mentre pregava, il suo volto cambiò d'aspetto”, cioè si trasformò letteralmente “divenne altro”. Lo traduciamo in modo letterale e più preciso, il primo versetto della nostra pericope sarebbe in questo modo: “ora avvenne che compiendosi i giorni della sua assunzione, Gesù indurì il suo volto per partire verso Gerusalemme”.
Gesù indurisce il suo Volto nell'imminenza della morte, di fronte ad un destino di estrema sofferenza, il suo volto si contrae. Il nostro brano insiste molto, letteralmente, su questo aspetto. Gesù “mandò messageri davanti a sé”, letteralmente, anche qui, “davanti al suo Volto”, per preparare un posto per lui in un villaggio samaritano.
Questi samaritani però non lo accolsero perché era un incammino verso Gerusalemme. Alla lettera “il suo volto camminava verso Gerusalemme”. È un volto che cammina. Questa espressione non è nuova, la troviamo nel libro dell’'Esodo, dove Dio dice a Mosè: “Il mio volto camminerà con voi e ti darò riposo”. Un volto che cammina vuol dire un volto che ci precede, che si può soltanto seguire, vedere di spalle.
San Girolamo, di cui oggi ricorre la memoria, nella Vulgata traduce in questo modo “Non lo accolsero perché il suo Volto era quello di uno che va a Gerusalemme”. Il volto di chi sale a Gerusalemme è facilmente riconoscibile: “Quale gioia quando mi dissero, andremo alla casa del Signore”. Il volto di Gesù è indurito, contratto, esprime tutta la sua determinazione di fronte alla morte che per un profeta non può che darsi, se non a Gerusalemme. Ma nello stesso tempo è anche gioioso, perché sa di realizzare la volontà del Padre, il progetto di tutta la sua vita. Giacomo e Giovanni, testimoni della Trasfigurazione, non lo comprendono. Scambiano la durezza della decisione di salire a Gerusalemme per un indurimento del cuore, vogliono punire i samaritani: “Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?”. Gesù li deve rimproverare. Non hanno ancora acquisito lo sguardo di Dio.
Il volto di Gesù è davvero divenuto altro, totalmente diverso dal nostro modo di pensare e di vedere: e si è indurito, ma non è triste ne abbattuto, gli adirato, è un Volto radioso trasfigurato. La sequela di Gesù è un cammino gioioso anche se costa fatica. Carissimi, l'invito oggi è quello di farci pellegrini di speranza. E questo sarà possibile se manifesteremo nel cammino il gusto di vivere, perché abbiamo incontrato questo sguardo di Gesù.
Oggi attraverso la porta che Cristo siamo chiamati a manifestare il gusto della vita a dire che è bello vivere, a dare sapore, luce a ogni passo e ad essere consapevoli di ciò che viviamo, senza lasciarci divorare o condurre da mani anonime, incerte, inaffidabili.
La speranza è una virtù che non delude mai, è una virtù concreta di tutti i giorni, perché è un incontro, è l'incontro con lo sguardo di Cristo.
Essere uomini e donne di speranza ci permette di dire che la nostra radice è Dio. .La venerabile Luigia Tincani invitava a camminare per “la strada delle grandi cime che non si perde nelle vie meschine e tortuose e affermava: “Impariamo a tenere l'anima molto in alto, sulle vette della fede, senza fermarci troppo alle cose piccole che avvengono in noi: un difetto da correggere, un peccato magari un atto di virtù da controllare, una gioia. “Se l'anima si occupa di queste cose, si occupa di sé e non di Dio.”
Non possiamo dimenticare l'orizzonte più grande: Dio, niente ci deve distogliere dall’essenziale.
L'augurio è che questo passaggio della Porta Santa possa essere un cambiamento interiore e allora leggeremo il vissuto con gli occhi di Dio e continueremo il nostro pellegrinaggio sulla terra.
Accogliamo il perdono e permettiamo che Cristo ci raggiunga con il suo sguardo, che venga chiamarci, che entri nelle nostre case, nel nostro mondo universitario con familiarità e misericordia.
Nascondendoci in lui. Lui continua a chiamarci per nome non si stanca di cercarci. Amen