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FESTA DI SAN FRANCESCO D'ASSISI

Basilica di San Giovanni in Laterano, 4 ottobre 2025

FESTA DI SAN FRANCESCO D'ASSISI

Carissimi fratelli e sorelle,

                                         San Francesco ha veramente realizzato il Vangelo che la liturgica fa proclamare nella sua festa: ha ricevuto la rivelazione di Gesù con il cuore semplice, di un bambino, prendendo alla lettera tutte le parole di Gesù.

 Ascoltando il passo evangelico nel quale Gesù invita i suoi discepoli ad annunciare il Regno, ha sentite rivolte a sé quelle parole che diventeranno la regola della sua vita.

Ed anche a quelli che lo seguiranno egli non voleva dare altra regola se non le parole del Vangelo, per cui tutto era contenuto nel rapporto con Gesù, nel suo amore. Le stimmate che ricevette verso la fine della sua vita sono proprio il segno di questo potentissimo rapporto che lo identifica con Cristo. Francesco fu sempre piccolo, volle rimanere piccolo davanti a Dio e non accettò neppure il sacerdozio per rimanere un semplice fratello.

 Il più piccolo di tutti, per amore del Signore. Prima di lui, dice uno scrittore, eremiti, pellegrini, avevano potuto imporsi a causa della loro austerità, della propria vita edificante. In Francesco si percepiva qualcosa di più. Le folle erano affascinate della sua forza di comunicazione e di convinzione e più ancora della sua totale sincerità, del suo rifiuto permanente ad ammettere la minima distanza fra l'esteriore e l'interiore, tra la parola e l'azione: distanza che egli intendeva annullare in questo mondo.

 Per cui si sono realizzate in pieno le parole di Gesù: “il mio giogo è dolce e il mio carico leggero”. Quanta gioia nell'anima di Francesco, povero di tutto, è ricco di tutto, che accoglieva tutte le creature con cuore di fratello, che nell'amore del Signore sentiva dolci anche le pene. Anche per noi il giogo del Signore sarà dolce se lo riceviamo dalle sue mani.

 Nella lettera ai Galati, San Paolo ci dà la possibilità di capire meglio alcuni aspetti di questo giogo con due espressioni che sembrano contraddittorie ma sono complementari.

 La prima è: “portate i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo”. I pesi degli altri, questo è il giogo del Signore. San Francisco l'aveva capito agli inizi della sua conversione. Raccontò alla fine della vita: “Essendo io in peccato, troppo amaro mi sembrava vedere i lebbrosi ma lo stesso Signore mi condusse fra loro ed io esercitai misericordia con loro.” Ecco il giogo che consiste nel caricarsi del peso degli altri, anche se farlo ci sembra duro. E continua: “E partendomene ciò che mi era apparso amaro, mi fu convertito in dolcezza nell'anima e nel corpo.”. Per chi se n'è veramente caricato, il giogo diventa dolce.

 Poche righe più avanti troviamo la seconda frase di San Paolo: “ciascuno porterà il proprio fardello.”.  Si direbbe in contrasto con la prima, ma nel contesto il significato è chiarissimo, si tratta di non giudicare gli altri, di essere pieni di comprensioni per tutti, di non imporre agli altri i nostri modi di vedere e di fare, di guardare ai propri difetti, di non prendere occasione dei difetti altrui per imporre alle persone pesi che non sono secondo il pensiero del Signore.

 San Francesco si preoccupa di questo e anche nella sua regola scrive: “non ritenersi primo fra i fratelli” , “essere umili”,  “non si considerino mai come padroni”, “non imporre pesi agli altri”. E poi aggiunge: “Chi digiuna non giudici chi mangia”. E la delicatezza della carità che se vede il fardello degli altri, non la critica, non lo giudica, ma piuttosto lo aiuta.

 Nella famosa lettera a un ministro (1221 d.C), a un superiore che si trovava ad affrontare una situazione difficile in seno alla comunità di cui era il responsabile e che gli aveva comunicato le sue angosce scrive: “Il Signore ti benedica. Io ti dico come posso per quello che riguarda la tua anima, che quelle cose che ti sono di impedimento nell'amare il Signore Dio, e tutti coloro che ti saranno di ostacolo, sia fratelli sia altri, anche se ti picchiassero tutto questo devi ritenere come una grazia. E ama coloro che ti fanno queste cose. E non volere da loro altro se non ciò che il Signore darà a te. E in questo amarli e non volere che siano cristiani migliori. E questo sia per te più che stare nell'eremo. E in questo voglio conoscere se tu ami il Signore e me, servo suo e tuo, se tu farai così, ovvero che non vi sia alcun fratello al mondo che abbia peccato, quanto è possibile peccare, che, dopo aver visto i tuoi occhi, mai se ne vada senza la tua misericordia.

 Prendiamo così su di noi il giogo di Cristo. Carichiamoci dei pesi degli altri e non pesiamo su di loro con critiche e giudizi privi di misericordia perché possano conoscere meglio il Figlio di Dio che è venuto per noi e in lui conoscere il Padre che è nei cieli con la stessa forza di San Francesco.

 Ringraziamo insieme il Signore per il dono che ha fatto alla sua chiesa di Francesco,

il Santo piccolo e umile di cuore che ha insegnato che il Vangelo non ha bisogno di annuncio efficace, fatto con mezzi ricchi e potenti, ma di poveri uomini e povere donne capaci della profezia, dell'umile speranza per toccare il cuore delle persone. Amen