CollPortoghese.-IMG-20260201-WA0021.jpg CollPortoghese.-IMG-20260201-WA0021.jpg

PONTIFICIO COLLEGIO PORTOGHESE

Cappella del Pontificio Collegio Portoghese, 01 febbraio 2026

PONTIFICIO COLLEGIO PORTOGHESE

Carissimi sacerdoti e carissime sorelle,

                                                              il primo discorso di Gesù nel Vangelo di Matteo si apre con la proclamazione delle beatitudini per i poveri. L’ultimo discorso si concluderà con la scena del giudizio, nel quale Gesù benedirà quanti avranno saputo servirlo nei più piccoli dei suoi fratelli: negli affamati, negli assetati, nei forestieri, negli ammalati e nei carcerati. Tutta la predicazione di Gesù in Matteo sembra così racchiusa in questa cornice.

 Accostati tra loro questi testi, uno posto all’inizio e l’altro alla fine del ministero pubblico, disegnano un volto di Dio sorprendente, dal quale non possiamo lasciarci non affascinare. Nelle beatitudini Gesù proclama beati i poveri perché di essi è il regno dei cieli. Come dire: la ragione della loro felicità sta nel fatto che Dio stesso, nel Figlio, si curva su di loro, prendendosi cura del loro bisogno, manifestando nella loro vita la signoria del suo amore e della sua misericordia. Nella descrizione del giudizio, invece, siamo noi a doverci prendere cura del Signore Gesù, che si lascia incontrare in quei piccoli che attendono che, anche solo con un piccolo gesto, possa mostrare loro prossimità e accoglienza. Gesù è lì, come uno di loro, in attesa di poter dire: sono felice perché uno dei miei fratelli mi ha servito quando avevo fame, mi ha dissetato quando avevo sete, ha avuto compassione di me nella mia necessità, mi ha usato misericordia nella mia povertà.

Ecco il volto sempre sorprendente di Dio: Egli è colui che si prende cura del nostro bisogno e ci fa percepire la sua bontà, ma nello stesso tempo rimane colui che attende di ricevere da noi misericordia. È colui che rialza il povero, ma al tempo stesso è il povero che attende di ricevere da noi amore, aiuto e misericordia. È colui che salva e rialza il povero, ma allo stesso tempo è il povero che attende di essere rialzato dal gesto della nostra compassione.

Ecco la lieta notizia, che fonda la nostra felicità e che consiste in questo annuncio: non solo la nostra povertà è accolta e sollevata da Dio, ma nella nostra povertà Dio ci rende capaci di farci prossimi a chi è nel bisogno. Questo dinamismo, che ci fa condividere gratuitamente ciò che gratuitamente abbiamo ricevuto, è ciò che avviene attraverso le beatitudini. Le beatitudini sono la forma concreta della vita di Cristo e il volto autentico di ogni vocazione che nasce dal Vangelo.

Oggi, in questo Pontificio Collegio Portoghese che celebra i 125 anni della sua fondazione, queste parole risuonano in modo particolare. Qui, da più di un secolo, giovani provenienti dal Portogallo imparano a diventare discepoli per essere un giorno pastori: uomini chiamati a vivere il sacerdozio come dono, come servizio, come offerta. E questo cammino non si compie mai da soli.

Per questo la nostra celebrazione ha un accento speciale di gratitudine verso le Suore Francescane della Madonna delle Vittorie, che da 50 anni servono quotidianamente questa casa. Domani la Chiesa celebrerà la Giornata di Preghiera per la Vita Consacrata: non poteva esserci cornice più bella per dire grazie a chi, con una consacrazione totale, rende visibile qui ogni giorno la bellezza del Vangelo vissuto.

Nel loro servizio silenzioso e fedele ritroviamo molte delle Beatitudini che Gesù proclama.
“Beati i poveri in spirito”: la vita consacrata è anzitutto questo, riconoscere che tutto viene da Dio e che a Lui tutto appartiene.

“Beati i miti”: la mitezza che non fa rumore, che non si impone, ma costruisce con pazienza.

“Beati i misericordiosi”: una misericordia che si traduce in gesti semplici, concreti, quotidiani.
“Beati i puri di cuore”: la purezza che nasce dall’amore per Cristo, soprattutto nell’Eucaristia.

Il vostro carisma, profondamente legato all’Eucaristia e al sacerdozio ministeriale, è un dono prezioso per questo Collegio. Con la vostra presenza ricordate ogni giorno che al centro della vita della Chiesa non c’è l’efficienza, ma l’adorazione; non c’è il protagonismo, ma il dono; non c’è il potere, ma il servizio. Voi insegnate, spesso senza parole, che la vita cristiana – e in modo particolare la vita sacerdotale – nasce davanti all’altare e cresce nella fedeltà delle piccole cose.

In una casa che forma futuri sacerdoti, il vostro servizio è una vera catechesi vivente: mostrate che il sacerdozio non è separato dalla santità quotidiana, e che ogni ministero trova senso solo nell’amore a Cristo e alla Chiesa.

Alla vigilia della Giornata della Vita Consacrata, vogliamo dire grazie al Signore per il dono della vostra vocazione e, attraverso di voi, per tutte le persone consacrate che sono nel cuore della Chiesa come una memoria viva del Vangelo. E vogliamo dire grazie a voi, per ciò che fate e per ciò che siete: una presenza discreta, fedele, evangelica.

Vorrei aggiungere un’ultima riflessione tratta da un pensiero di Adrianne Von Speyr: “la Chiesa è femminile perché è risposta”. La donna è colei che risponde a Dio con tutta sé stessa, e nel suo sì è più vicina alla fede della Chiesa di quanto non lo sia l’uomo. Lasciamoci dunque interpellare da questa santità femminile anche nella nostra vita sacerdotale.

Che le Beatitudini continuino a essere la vostra luce e la vostra forza. E che questo Collegio, sostenuto anche dalla vostra preghiera e dal vostro servizio, rimanga una scuola di Vangelo vissuto, dove si impari ogni giorno che la vera gioia nasce dal donare la vita.